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Mercoledì 20 Settembre 2017 14:49
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Migrazioni internazionali. Spetta ai governi respingere i discorsi xenofobi

La migrazione internazionale è in aumento ed è ritornata al suo livello precrisi. L’opinione pubblica reagisce spesso in modo negativo, ma i governi devono respingere i discorsi xenofobi e rinforzare l’integrazione dei migranti e la cooperazione internazionale.

Questo, in estrema sintesi, il messaggio dell’International Migration Outlook 2016, ossia il rapporto che ogni anno l’OCSE dedica alle prospettive delle migrazioni internazionali.

Nel 2015 circa 4,8 milioni di persone sono immigrate in modo permanente verso i Paesi dell’OCSE, un valore in lieve aumento rispetto al picco del 2007 e superiore del 10% rispetto al 2014.

Nei Paesi OCSE, i nati all’estero erano pari a 120 milioni nel 2014. In termini percentuali, i nati all’estero rappresentano più del 20% della popolazione della popolazione in Lussemburgo (45%), Svizzera, Australia, Nuova Zelanda, Israele, Canada. In Svezia i nati all’estero sono 16,6% della popolazione, in Germania il 13,2%, in Italia il 9,6%. Ma se in Svezia e Germania il flusso di stranieri immigrati in modo permanente è in aumento, in Italia il trend è negativo dopo il picco del 2007 (vedi grafico).


(Legenda: in blu l’Italia, in Rosso la Svezia, in verde la Germania)

La migrazione per ricongiungimento familiare e la libera circolazione all’interno delle frontiere dell’Unione europea hanno rappresentato ciascuna circa il 30% del totale dei flussi migratori. In deciso aumento la migrazione da Romania, Bulgaria, Italia e Francia. Un nuovo immigrato su tre verso i Paesi OCSE proviene da un altro Paese OCSE. Circa un immigrato su dieci è cinese, uno su venti è indiano.

Anche la migrazione temporanea ha fatto registrare un aumento. Nel 2014 la mobilità intraziendale e il distacco di lavoratori all’interno dell’Unione europea sono aumentati rispettivamente del 17% e del 38%. È aumentato anche il reclutamento internazionale dei lavoratori stagionali.

Quasi 3 milioni di studenti provenienti dall’estero, il 23% dalla Cina, si sono iscritti in una scuola o università nei Paesi dell’OCSE.

Nel 2015, i Paesi dell’OCSE hanno registrato 1,65 milioni di domande di asilo, principalmente in Europa (quasi 1,3 milioni). Il 25% delle domande di asilo sono state presentate da siriani, il 16% da afghani.

Nell’ultimo anno (maggio 2015/aprile 2016) il maggior numero di domande d’asilo nell’area OCSE è stato registrato dalla Germania: oltre 570.000. Seguono gli Stati Uniti e la Svezia, con 150.000 domande ciascuno, la Turchia con oltre 130.000, e l’Italia con 93.000 domande.

La Svezia ha ricevuto il maggior numero di domande di asilo rispetto alla sua popolazione totale: 1,6 domande per 100 abitanti. La Germania ha ricevuto 0,7 domande d’asilo per 100 abitanti. L’Italia 0,15 domande per 100 abitanti. 

Cambiamenti significativi nelle politiche migratorie si sono registrati soltanto in Canada, dove nel 2015 è entrato in vigore un nuovo sistema di gestione delle richieste per gli immigrati economici. In Europa, nel 2015 è stata adottata L’Agenda europea sulla migrazione e nel 2016 la Commissione europea ha proposto emendamenti sia alla direttiva sulla “Carta blu” per i lavoratori altamente qualificati, sia alle condizioni di distacco dei lavoratori all’interno dell’Unione europea.

Nei Paesi più colpiti dalla crisi dei rifugiati sono state rafforzate le misure volte a favorire l’integrazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati. La spesa per l’istruzione e i corsi di lingua è aumentata in Austria, Finlandia, Germania, Norvegia e Svezia. Diversi Paesi hanno ridotto i tempi di attesa per l’ingresso nel mercato del lavoro o hanno facilitato un accesso rapido ai corsi di lingua e alla valutazione delle competenze.

L’impatto della migrazione si avverte soprattutto a livello locale e, secondo l’OCSE, dipende principalmente dalle caratteristiche socioeconomiche dei migranti. I dati indicano che gli immigrati utilizzano più spesso i trasporti pubblici rispetto ai nativi, ma tendenzialmente fanno meno ricorso ai servizi sanitari. A scuola, i figli d’immigrati, specie i nuovi arrivati, necessitano spesso di un maggior sostegno, a causa soprattutto della formazione linguistica.

Secondo l’OCSE, flussi migratori ampi e improvvisi possono peggiorare problemi strutturali già esistenti nelle infrastrutture locali, specialmente nel settore dell’edilizia abitativa e dell’istruzione, ma generalmente non ne sono la principale causa. Riconoscere questo sarebbe già un primo, importante passo per riconciliare l’opinione pubblica con la realtà dei fatti. Così come è importante far capire che gli shock ambientali e geopolitici, la cui origine è da ricercare nei rapporti internazionali, sono la causa principale dei flussi migratori su larga scala.

(Carlo Caldarini, Bruxelles, Settembre 2016)


Per saperne di più:

International Migration Outlook 2016

 
 

 
Rue de la Loi 26/20 - 1040 Bruxelles Tel. +32 2 2335432
 

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