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    Da qui è possibile accedere a tutte le notizie finora pubblicate sulla prima pagina del nostro sito.
     


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    Le parti sociali europee hanno sottoscritto un’intesa che rivede il loro accordo-quadro sul congedo parentale del 1995. L'accordo migliora molte disposizioni preesistenti: estensione della durata del congedo da tre a quattro mesi, rafforzamento del congedo come diritto individuale in parte non trasferibile, possibilità per i lavoratori di chiedere contratti di lavoro flessibili quando rientrano da un congedo, appello agli Stati membri e alle parti sociali per definire maglio i termini di preavviso.
     
    Il Consiglio dell'Unione europea ha adottato norme comuni riguardanti le procedure e condizioni di consegna dei visti di breve durata, per l'ottenimento dei quali si dovrà tra l'altro dimostrare la disponibilità di mezzi sufficienti per coprire le spese d'alloggio e sussistenza e il possesso di un'assicurazione-malattia. L'importo dei diritti di visto è fissato a 60 euro per le persone di età superiore agli 11 anni e a 35 euro da 6 agli 11anni. Sono esentati del pagamento studenti e ricercatori fino a 25 anni di età.
     
    Secondo il nuovo studio dell’OCSE “Pensions at a Glance 2009”, tra i 30 Paesi più industrializzati del mondo l’Italia ha la più alta spesa pubblica per le pensioni di vecchiaia e superstiti: 14% del PIL. Il salario medio italiano è di 30 900 dollari, contro una media di 35 800. Anche i contributi pensionistici sono più alti in Italia che in tutti gli altri paesi OCSE: quasi il 33% rispetto ad una media del 21%.
     

    Secondo il nuovo studio dell'OCSE “Pensions at a Glance 2009”, l'aumento della disoccupazione e il ribasso delle entrate fiscali mettono a dura prova i sistemi pensionistici pubblici e privati. I governi dovrebbero pertanto proseguire le riforme per garantire la sostenibilità finanziaria e sociale dei sistemi pensionistici. In particolare, dovrebbero essere riformati i regimi facoltativi e privati, per permettere una gestione più efficace, un'informazione più trasparente sui rischi delle varie opzioni. Bisognerebbe anche prevedere forme di slittamento automatico verso investimenti meno rischiosi per le persone più vicine all'età della pensione.

     

     

    Per la prima volta nella storia del Parlamento europeo i cittadini di due Paesi, Svezia e Finlandia, hanno eletto più donne che uomini. Nella media Ue, donna il 35% degli eurodeputati. L’Italia si colloca, assieme a Irlanda e Lituania, al 22° posto della classifica: dei 72 deputati italiani che siederanno al Parlamento europeo, soltanto 18 donne, ossia il 25%.  Peggio soltanto Polonia, Repubblica Ceca e Malta.

     
    Sarà stata la prossimità con la scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo o saranno gli effetti sulla società della crisi economica, dall’aumento del tasso di disoccupazione all’ondata di chiusura e protezionismo in difesa dei singoli mercati nazionali, ad una giustizia e coesione sociale sempre più in bilico, ma il maggio bruxellese è stato particolarmente ricco di eventi e incontri che hanno favorito la partecipazione attiva di comitati di cittadini, società civile organizzata e movimenti di base...
     
    Sul portale dell'Osservatorio la sintesi delle principali decisioni del Consiglio dei ministri dell’occupazione e delle politiche sociali dei 27 Paesi Ue (Lussemburgo, 8 giugno) su: politiche  per l'occupazione, sicurezza sociale per i cittadini dei paesi terzi, sicurezza e salute delle lavoratrici gestanti, direttiva sulla parità di trattamento, pari opportunità e invecchiamento attivo, integrazione dei Rom, protezione sociale dei lavoratori autonomi e dei coadiuvanti.
     
    Discussioni ancora in alto mare per le due proposte di direttiva sul miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti e sulla parità di trattamento fra uomini e donne che esercitano un'attività autonoma.
     

    Il gruppo di esperti designato dalla Commissione europea per promuovere la campagna intitolata “legiferare meglio” (better regulation) propone di esonerare le piccole imprese dalla valutazione dei rischi. Immediata la reazione del sindacato europeo.

     

    In totale, nel 2006 i 27 paesi dell'Ue hanno dedicato il 26,9% del loro PIL alla protezione sociale. Il 38% della spesa per la protezione sociale proviene dalla fiscalità generale, il 59% dai contributi sociali e la restante parte è a carico dei beneficiari. Le pensioni di vecchiaia e di reversibilità rappresentano il 46% delle spese totali di protezione sociale.

     
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