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    I regolamenti europei sul coordinamento della sicurezza sociale si sono dimostrati uno strumento decisivo per la libera circolazione. Tuttavia, nuove forme di mobilità temporanee, per ragioni di lavoro, di studio e familiari, rendono talvolta problematica la loro applicazione. La Commissione europea sta quindi esaminando la necessità di adattare la legislazione comunitaria e le conseguenti prassi amministrative per rendere migliore e più conventente la mobilità profession ale e geografica dei lavoratori.

     

    I rappresentanti delle tre istituzioni europee, Parlamento, Commissione e Consiglio, hanno proclamato solennemente nell’Aula di Strasburgo la Carta europea dei diritti fondamentali, atto che segna l’impegno ufficiale dell’UE per la salvaguardia dei diritti dei cittadini. Il testo è composto di 54 articoli divisi in sei sezioni: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia.

     
    A partire dal 21 dicembre l’area Schengen si allarga a 9 nuovi Stati membri: Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia e Ungheria. Si tratta del più consistente ampliamento dello spazio Schengen realizzato dal 1985 ad oggi, che giunge così a coprire 24 Paesi europei, per un totale di 3,6 milioni di Km² .
     
    Si è svolto a Bruxelles, dal 12 al 14 dicembre 2007, il vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'UE che ha chiuso il semestre di Presidenza portoghese con la firma del trattato del Trattato di Lisbona e la proclamazione della Carta dei diritti fondamentali.
     

    La Commissione europea ha pubblicato lo scorso 24 ottobre i risultati della consultazione pubblica sul Libro verde "Modernizzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo" del 22 novembre 2006. Secondo le ONG del settore sociale, nel calcolo dei diritti pensionistici e assicurativi si dovrebbe tenere conto dei periodi di congedo di maternità, di paternità e parentale, di interruzione della carriera e di lavoro a tempo parziale (in particolare al fine di occuparsi delle persone a carico).

     

    Secondo il nuovo programma di lavoro della Commissione europea per il 2008, per raggiungere gli obiettivi prefissati, occorreranno: flessibilità e sicurezza a vantaggio dei datori di lavori non meno che dei lavoratori; incentivi e opportunità nel campo dell'istruzione e della formazione lungo l'intero arco della vita; ridurre i rischi e le cause dell'emarginazione sociale e della povertà attraverso politiche attive di integrazione; promuovere un'adeguata protezione sociale.

     
    Salario minimo, istruzione e formazione, reinserimento professionale, anche per gli ex detenuti, tutela di donne, anziani, bambini, disabili e transgender. Ma anche alloggi decenti e servizi sanitari garantiti. E' quanto propone il Parlamento per combattere l'esclusione sociale, chiedendo di sostenere le imprese e valutare la sostenibilità dei regimi pensionistici. Richiede più attenzione per i dipendenti dal gioco d'azzardo e gli alcolisti e un approccio più costruttivo in materia di droga.
     

    È giunta alla fase del ricorso in Corte di Giustizia la procedura d’infrazione n.2005/2114, avviata nei confronti dell’Italia per incompatibilità con la normativa europea, che stabilisce età pensionabili uguali per uomini e donne. La Commissione europea ha chiesto alla Corte di Giustizia di verificare se il nostro Paese non rispetti gli obblighi stabiliti dall’articolo 141 CE mantenendo in vigore una normativa che dà diritto ai dipendenti pubblici di ricevere la pensione a età diverse a seconda che siano uomini o donne.

     
    Dal prossimo 21 dicembre, i cittadini di nove dei dieci Paesi divenuti Stati membri dell’UE nel maggio 2004 potranno circolare liberamente all’interno dell’area europea senza frontiere interne. Sono per ora esclusi i cittadini di Cipro e degli ultimi due nuovi Stati membri, Bulgaria e Romania.
     

    Secondo una recennte indagine statistica di Eurostat, pubblicata il mese di novembre, i trasferimenti di denaro effettuati dai migranti residenti in uno stato membro dell’Unione europea verso il loro paese d’origine ammontano nel 2006 a 26 miliardi di euro, contro i 23 miliardi del 2005.

     

    Questa cifra comprende sia i trasferimenti “intra-UE”, ossia tra un paese e l’altro dell’Unione europea (19,2 milardi di euro), sia i trasferimenti “extra-UE”, ossia verso paesi terzi (17,0 miliardi).

     
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