La Commissione europea ha inviato pareri motivati a sei paesi UE sollecitandoli ad attuare appieno la normativa che proibisce la discriminazione nell'accesso al lavoro e nell'occupazione. Austria, Lituania, Slovenia, Ungheria, Italia e Malta hanno due mesi di tempo per rispondere.
La libera circolazione dei lavoratori dei paesi che hanno aderito all’UE nel 2004 e nel 2007 ha avuto un impatto positivo sull’economia degli Stati membri. I lavoratori dei nuovi paesi UE hanno dato infatti un contributo significativo alla crescita economica, senza penalizzare in modo significativo i lavoratori locali e senza determinare un "dumping salariale".
A fronte dell'invecchiamento della popolazione, il Parlamento europeo chiede di ammodernare i sistemi di protezione sociale e i regimi pensionistici per garantirne la sostenibilità. Secondo l'Europarlamento occorre innalzare l'età pensionabile, ricorrere maggiormente a schemi pensionistici complementari e professionali, limitare le imposte sul lavoro e riformare i sistemi di assistenza sanitaria.
Secondo il rapporto presentato dalla Commissione europea in occasione del secondo Forum Demografico Europeo (Bruxelles, 24-25 novembre) la percentuale di lavoratori ultrasessantenni in Europa non raggiunge ancora l’obiettivo di Lisbona (50%). Tuttavia un numero crescente di europei decide di continuare a lavorare nella terza età, invertendo la precedente tendenza al prepensionamento e contribuendo ad alleviare il problema dell'invecchiamento demografico nell'Ue. Ma la vera soluzione potrebbe venire proprio dall'immigrazione, come mostra l’esempio del Regno Unito, destinato a diventare il paese più popolato dell'UE grazie ai flussi migratori.
Si è svolta a Parigi, nel quadro della presidenza francese dell’Unione europea, la seconda Conferenza ministeriale euro-africana sull'emigrazione e lo sviluppo. Vi hanno preso parte oltre 80 delegazioni di Europa e Africa, riunitesi per definire un programma di cooperazione pluriennale in materia d'emigrazione e di sviluppo imperniato sui tre aspetti: l'emigrazione legale, la lotta contro l'emigrazione irregolare, le sinergie tra emigrazione e sviluppo.
Il 18 giugno il Parlamento europeo ha approvato la proposta di direttiva sui rimpatri degli immigrati irregolari. In Italia il governo di centro destra ha cercato di usarla per legittimare le proprie misure restrittive nei confronti degli immigrati, ma l’Italia è l’unico paese dell’UE che punisce l’immigrazione irregolare con la reclusione fino a 4 anni. Cosa dice esattamente la direttiva? E come agiscono gli altri paesi?
L'Europa si sta muovendo verso l'adozione di un sistema di sanzioni al datore di lavoro per lo sfruttamento di lavoratori illegali extracomunitari, verso una maggiore protezione dei diritti degli immigrati illegali e verso l'introduzione della carta blu, simile alla carta verde americana, con la quale autorizzerà l'ingresso nel mercato del lavoro europeo di migranti altamente qualificati.
Con un rapporto sui regimi pensionistici a capitalizzazione, la Commissione europea segnala il rischio per i cittadini europei di vedersi assegnare pensioni insufficienti. E la situazione potrebbe peggiorare con la crisi finanziaria in corso.
Il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di prevedere un sistema di reddito minimo garantito e regimi previdenziali che motivino a cercare nuove opportunità di lavoro e la riduzione della pressione fiscale sui redditi medi.
Uno studio internazionale sulla regolamentazione ed il controllo dei regimi di pensione professionale in 58 paesi mette in evidenza il ruolo sempre più importante svolto dai regimi complementari e privati nei sistemi nazionali di protezione sociale e nella garanzia di un reddito sufficiente al momento della pensione.