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Martedì 06 Gennaio 2009 10:31
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Circa 735.000 persone hanno acquisito nel 2006 la cittadinanza di uno Stato membro dell’UE, un fenomeno in lenta ma costante crescita in questo decennio: 722.000 nel 2005, 647.000 nel 2003, 483.000 nel 1998. L’Italia si situa soltanto al 20° posto della graduatoria, con appena 0,6 concessioni di nazionalità per 1.000 abitanti, ben al di sotto della media dell’UE, che è di 1,5 ogni 1.000 abitanti.
 
Secondo la Commissione europea, alcuni aspetti della legislazione in vigore in Italia sono in conflitto con la direttiva 2004/38/CE sulla libera circolazione. I diritti di residenza non possono infatti essere negati "per il solo fatto che un membro di famiglia sia entrato illegalmente nello Stato membro". Inoltre Italia e Finlandia sono i soli paesi che prevedono espulsioni automatiche quando i cittadini dell’UE hanno commesso un crimine di una certa gravità. La Commissione europea critica infine l'Italia per la legge che aumenta la durata della detenzione per i reati commessi da persone che stanno soggiornando illegalmente.
 
Secondo la Corte di Lussemburgo, il regime pensionistico gestito dall’INPDAP è da considerarsi come un "regime professionale" ed è stata quindi dichiarata discriminatoria la normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia in età diversa a seconda se siano uomini o donne.  Un nuovo dossier dell'Osservatorio spiega cosa dice esattamente la sentenza del 13 novembre 2008, e mostra come un eventuale intervento legislativo del Governo non debba necessariamente mirare all'innalzamento dell'età pensionabile delle donne.
 
Rapporto ILO sui salari nel mondo: la crisi economica mondiale produrrà nel 2009 tagli dolorosi ai salari di milioni di lavoratori nel mondo. Saranno colpiti soprattutto i salari bassi e le famiglie più povere. Ma anche classi medie saranno seriamente danneggiate. E resta grande il divario di retribuzione tra uomini e donne.
 
La Commissione europea ha inviato pareri motivati a sei paesi UE sollecitandoli ad attuare appieno la normativa che proibisce la discriminazione nell'accesso al lavoro e nell'occupazione. Austria, Lituania, Slovenia, Ungheria, Italia e Malta hanno due mesi di tempo per rispondere.
 
La libera circolazione dei lavoratori dei paesi che hanno aderito all’UE nel 2004 e nel 2007 ha avuto un impatto positivo sull’economia degli Stati membri. I lavoratori dei nuovi paesi UE hanno dato infatti un contributo significativo alla crescita economica, senza penalizzare in modo significativo i lavoratori locali e senza determinare un "dumping salariale".
 
A fronte dell'invecchiamento della popolazione, il Parlamento europeo chiede di ammodernare i sistemi di protezione sociale e i regimi pensionistici per garantirne la sostenibilità. Secondo l'Europarlamento occorre innalzare l'età pensionabile, ricorrere maggiormente a schemi pensionistici complementari e professionali, limitare le imposte sul lavoro e riformare i sistemi di assistenza sanitaria.
 
Secondo il rapporto presentato dalla Commissione europea in occasione del secondo Forum Demografico Europeo (Bruxelles, 24-25 novembre) la percentuale di lavoratori ultrasessantenni in Europa non raggiunge ancora l’obiettivo di Lisbona (50%). Tuttavia un numero crescente di europei decide di continuare a lavorare nella terza età, invertendo la precedente tendenza al prepensionamento e contribuendo ad alleviare il problema dell'invecchiamento demografico nell'Ue. Ma la vera soluzione potrebbe venire proprio dall'immigrazione, come mostra l’esempio del Regno Unito, destinato a diventare il paese più popolato dell'UE grazie ai flussi migratori.
 
Si è svolta a Parigi, nel quadro della presidenza francese dell’Unione europea, la seconda Conferenza ministeriale euro-africana sull'emigrazione e lo sviluppo. Vi hanno preso parte oltre 80 delegazioni di Europa e Africa, riunitesi per definire un programma di cooperazione pluriennale in materia d'emigrazione e di sviluppo imperniato sui tre aspetti: l'emigrazione legale, la lotta contro l'emigrazione irregolare, le sinergie tra emigrazione e sviluppo.
 
Il 18 giugno il Parlamento europeo ha approvato la proposta di direttiva sui rimpatri degli immigrati irregolari. In Italia il governo di centro destra ha cercato di usarla per legittimare le proprie misure restrittive nei confronti degli immigrati, ma l’Italia è l’unico paese dell’UE che punisce l’immigrazione irregolare con la reclusione fino a 4 anni. Cosa dice esattamente la direttiva? E come agiscono gli altri paesi?
 
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