La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue a motivo delle discriminazioni operate contro i cittadini di altri Stati membri nell'accesso al pubblico impiego. Secondo la Commission europea, la legislazione che si applica nella provincia italiana di Bolzano stabilisce che i candidati a un posto di lavoro residenti nella provincia di Bolzano da almeno due anni godono di una preferenza rispetto agli altri candidati nell'accesso agli impieghi pubblici della provincia.
La normativa Ue sulla libera circolazione dei lavoratori vieta qualsiasi discriminazione basata sulla nazionalità per quanto concerne le condizioni di lavoro e di occupazione. La Commissione ritiene che questa preferenza applicata in Italia in base alla residenza sia una discriminazione indiretta poiché i cittadini italiani hanno maggiori probabilità di beneficiare di questa priorità di accesso all'occupazione rispetto ai candidati residenti in altri Stati membri.
Sulla base della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Ue la Commissione ritiene che un requisito di residenza utilizzato per dare la preferenza nell'accesso al lavoro sia equivalente a una discriminazione indiretta basata sulla nazionalità e che, anche se nella pratica a risentirne è un numero limitato di casi, ciò non giustifica l'addotta discriminazione indiretta (si veda, tra l'altro, la sentenza del 26 maggio 1996 relativa alla causa C-237/94 O'Flynn).
A meno che non sia obiettivamente giustificata e proporzionata al suo scopo, una disposizione di legge nazionale va considerata indirettamente discriminatoria se può intrinsecamente nuocere ai lavoratori migranti in misura maggiore che ai lavoratori nazionali con il rischio, di conseguenza, di porre i primi in posizione di particolare svantaggio. Ciò vale in particolare per una misura, come la disposizione legislativa italiana in questione, in forza della quale si opera una distinzione sulla base della residenza in quanto tale prescrizione è suscettibile di andare essenzialmente a detrimento dei cittadini di altri Stati membri poiché i non residenti sono, nella maggior parte dei casi, stranieri. (Carlo Caldarini, Bruxelles)
Per saperne di più:
Comunicato stampa della Commissione europea (IT)
Libera circolazione dei lavoratori (IT)
Occupazione nel settore pubblico (IT)
Documento di lavoro della Commissione Free movement of workers in the public sector (EN)
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