Secondo il primo Rapporto dell’Ufficio Internazionale del Lavoro (ILO) sulla sicurezza sociale nel mondo, pubblicato in questi giorni, la copertura minima di sicurezza sociale rimane fuori dalla portata della maggior parte delle persone nel mondo, soprattutto nei paesi a basso reddito.
Il rapporto, intitolato World Social Security Report 2010-2011: Providing coverage in times of crisis and beyond (Rapporto 2010-2011 sulla sicurezza sociale nel mondo: garantire una copertura sociale in tempo di crisi e oltre), il primo di una serie di rapporti che saranno pubblicati ogni due anni, analizza i divari nell’accesso ai programmi di sicurezza sociale riguardanti le cure mediche, le pensioni, la maternità, la disoccupazione e l’assistenza sociale. Un dettagliato allegato statistico, di quasi 70 pagine, consente inoltre di comparare i sistemi di protezione sociale di 184 paesi del mondo.
Lo studio rileva che nel mondo la maggior parte delle persone in età lavorativa, insieme alle loro famiglie, non gode di un accesso effettivo a sistemi di protezione sociale universali. Il rapporto mostra anche come la protezione sociale giochi un ruolo importante in tempi di crisi, in quanto rappresenta "un insostituibile stabilizzatore economico, sociale e politico", che fornisce un reddito sostitutivo e aiuta a stabilizzare la domanda aggregata, senza compromettere la crescita economica.
Il rapporto avverte anche che la riduzione della spesa per la sicurezza sociale, dovuta a politiche di consolidamento fiscale volte ad affrontare l’aumento dei debiti e dei deficit pubblici, "non soltanto colpisce direttamente i beneficiari dei sistemi di protezione sociale, riducendo gli standard di vita di una larga fascia di popolazione, ma, attraverso la domanda aggregata, colpisce, rallenta o ritarda significativamente anche la ripresa economica".
Ecco alcuni principali risultati del rapporto:
In media, il 17,2 per cento del Pil mondiale è dedicato alla sicurezza sociale. Questa spesa si concentra nei paesi ad alto reddito.
Nel mondo solo il 20 per cento circa delle persone in età lavorativa, insieme alle loro famiglie, gode di un effettivo accesso a sistemi di protezione sociale universali.
- La copertura effettiva è inoltre di gran lunga inferiore alla copertura legale. Nell’Africa sub-sahariana solo il 5 per cento della popolazione in età lavorativa è effettivamente coperta da schemi contribuitivi, mentre questa percentuale è pari al 20 per cento in Asia, Medio Oriente e Nord Africa.
- Nei paesi ad alto reddito, il 75 per cento della popolazione dai 65 anni in su riceve una qualche forma di pensione, mentre nei paesi a basso reddito meno del 20 per cento delle persone anziane gode di prestazioni pensionistiche.
- Su 184 paesi analizzati, soltanto 77 hanno per legge degli schemi di sicurezza sociale a favore dei disoccupati, e spesso si tratta di schemi che coprono solo una minoranza della forza lavoro.
- Meno del 30 per cento della popolazione in età lavorativa mondiale è coperta per legge da un’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.
- Nelle aree rurali dei paesi a basso reddito non più del 35 per cento delle donne ha accesso a servizi sanitari professionali, mentre nelle aree urbane il tasso di accesso raggiunge circa il 70 per cento. Tuttavia, si tratta comunque di oltre 20 punti percentuali in meno rispetto ai paesi ad alto reddito.
Lo studio sostiene, inoltre, che dei sistemi di assicurazione contro la disoccupazione, un’assistenza sociale e dei programmi di opere pubbliche ben concepiti rappresentano degli strumenti efficaci per prevenire la disoccupazione di lunga durata e velocizzare la ripresa economica a seguito di una recessione. Secondo il rapporto, i sistemi di assicurazione contro la disoccupazione sono stati la misura di protezione sociale più utilizzata per rispondere alla crisi. Tuttavia, solo 64 dei 184 paesi aveva già avviato questo tipo di meccanismi prima che scoppiasse la crisi.
Il rapporto evidenzia come nei paesi ad alto reddito la risposta più diffusa alla crisi economica sia stata quella di modificare i sistemi di assicurazione contro la disoccupazione esistenti. I paesi a medio reddito hanno risposto estendendo i sistemi previsti per l’impiego pubblico (per esempio nelle Filippine) e adottando meccanismi di trasferimento di denaro, come la Bolsa Familia in Brasile, Oportunidades in Messico, il sistema di sussidi sociali in Sud Africa o gli schemi pensionistici universali in Namibia e Nepal.
In conclusione, il rapporto afferma che gli schemi di sicurezza sociale dovrebbero tenere conto degli insegnamenti tratti dalle crisi economiche passate e di altri criteri, come ad esempio la crescente aspettativa di vita e la necessità di preservare un’adeguata sicurezza economica. "La crisi e la conseguente riduzione dei fondi pensione hanno chiaramente dimostrato la vulnerabilità dei livelli pensionistici, e quindi della sicurezza economica degli anziani, di fronte ai risultati dei mercati finanziari e ad altre fluttuazioni economiche", spiega il rapporto.
Oltre al Rapporto 2010-2011 sulla sicurezza sociale, l’ILO ha pubblicato un nuovo studio Extending social security to all: A guide through challenges and options (La sicurezza sociale per tutti: una guida attraverso sfide e opportunità). La pubblicazione, di 140 pagine, definisce un quadro di riferimento e orientamento politico per stabilire un livello di sicurezza sociale adeguato per tutti e fa una sintesi analitica delle ultime misure addotte in questo ambito nel mondo. Lo studio conclude che "poiché l’estensione effettiva della sicurezza sociale alle persone che ne hanno bisogno determina un impatto sociale ed economico positivo — tutti i paesi possono garantire un certo livello di sicurezza sociale, a condizione che vi sia una reale volontà politica".
(Novembre 2010)
Per saperne di più:
Ufficio ILO per l'Italia (IT)
Rapporto ILO World Social Security 2010 (EN)
Rapporto ILO Extending Social Security 2010 (EN) |