All'estero per curare i disturbi della fertilità. Una coppia su tre è italiana
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Venerdì 10 Febbraio 2012 02:48
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    All'estero per curare i disturbi della fertilità. Una coppia su tre è italiana

    Secondo uno studio pubblicato in questi giorni dalla European Society of Human Reproduction, cresce sempre di più in Europa il numero di persone che si spostanto in un altro paese per curare i propri problemi di fertilità.

    I più propensi a spostarsi sono proprio i cittadini italiani, che si fanno curare all’estero per ovviare alle limitazioni legali ai trattamenti imposti dalla legge sulla procreazione assistita, ma anche perché ritengono che all’estero siano generalmente disponibili cure migliori.

    La notizia porta argomenti nuovi al dibattito apertosi con l’approvazione, da parte del  Parlamento europeo della direttiva sulle cure mediche transfrontaliere.

    Ad aprile 2009, infatti, il Parlamento europeo ha approvato una nuova proposta di direttiva che dovrebbe permettere ai pazienti di curarsi in qualsiasi paese europeo e di essere rimborsati al costo completo della prestazione nel loro paese d’origine. Con 297 voti a favore, 120 contro e 152 astensioni, l’approvazione del rapporto del Parlamento è stata piuttosto controversa. Diverse critiche sono venute anche dal Comitato delle Regioni, essendo la sanità materia di competenza regionale in molti paesi euopei.

    I critici della proposta hanno basato le loro ragioni anche sul fatto che i dati sul cosiddetto “turismo di salute” in Europa sarebbero attualmente molto scarsi.

    Secondo Françoise Shenfield, della Clinica dell’Università di Londra nel Regno Unito, lo studio pubblicato in questi giorni dalla European Society of Human Reproduction è la prima prova irrefutabile del considerevole aumento delle migrazioni di pazienti affetti da disturbi della fertilità all’interno dell’Europa: “Finora avevamo avuto soltanto prove aneddotiche di questo fenomeno. Pensiamo che i nostri risultati saranno considerevolmente utili ai pazienti, ai medici e ai decisori politici. Questo studio ci ha permesso inoltre di avere una prova concreta dei tantissimi italiani che devono recarsi oltrefrontiera per ottenere i trattamenti che sono stati resi illegali a norma della legge del 2004, o perché percepiscono che il trattamento sia di migliore qualità all’estero che in Italia, dove la possibilità di congelare l’embrione è stata proibita”. In Italia, infatti, l’articolo 14 della legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita vieta la crioconservazione degli embrioni.

    Shenfield e colleghi hanno esaminato durante un intero mese i pazienti di 44 ospedali e cliniche di 6 paesi: Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Slovenia, Spagna e Svizzera. “Sappiamo che la dimensione del campione è relativamente piccola – ha dichiarato Shenfield - ma i risultati hanno dimostrato la presenza in un anno di almeno 20.000-25.000 cicli di trattamento frontaliero in questi paesi”. Dai risultati della ricerca è emerso infatti che il totale delle coppie trattate in un mese nei centri contattati è stato di 1.230. Moltiplicando per 11 mesi, si può dire che ogni anno sono circa 13mila le coppie che “migrano” in Europa. I centri che hanno partecipato allo studio rappresentano circa il 50% dei centri che ricevono coppie straniere. Si può quindi stimare che, a livello europeo, il fenomeno coinvolga tra le 20mila e le 25mila coppie all’anno in questi 6 paesi; occorre ricordare che anche altri paesi (ed esempio, Grecia, Russia e Ucraina) ricevono coppie straniere. L’ entità del fenomeno è quindi ancora superiore.

    Ma chi sono queste coppie? Sono tutte coppie eterosessuali, sposate nella stragrande maggioranza (82%) o stabilmente conviventi (18%). L’età media delle donne è di 37 anni e mezzo; il 27% ha meno di 35 anni, il 41% tra 35 e 40 anni, il 25% tra 40 e 44 anni e solo il 7% tra 45 e 50 anni.

    In totale, hanno attraversato i confini del proprio paese per un trattamento di fertilità cittadini di 49 paesi. Il motivo principale per recarsi all’estero per il trattamento di fertilità è evitare le limitazioni legali nel proprio paese: hanno indicato questa motivazione l’80.6% dei pazienti tedeschi , il 71.6% dei norvegesi, il 70.6% degli italiani e a 64.5% del francese.

    Quasi due terzi dei pazienti esaminati provengono da soli quattro paesi, e il più grande numero di pazienti viene dall’Italia (31.8%), seguita da Germania (14.4%), Paesi Bassi (12.1%) e Francia (8.7%).

    I dati sulla situazione italiana non sorprendono più di tanto, perchè la legge 40 sulla fecondazione assistita è la più restrittiva d’Europa. Il 60% circa delle coppie italiane che si sono recate all’estero lo hanno fatto per eseguire trattamenti altrimenti illegali in Italia (donazione di seme, donazione di ovociti e, in minore misura, diagnosi genetica pre-impianto), mentre il restante 40% per eseguire trattamenti leciti in Italia, ma che ritengono essere più efficaci in paesi dove esiste una legge più liberale. In quasi il 50% dei casi, entrambi i partner della coppia erano laureati, a conferma del fatto che la necessità di emigrare è anche un ulteriore fattore di discriminazione sociale.

    Va detto infine, per completezza d’informazione, che lo studio è stato condotto prima della sentenza della Corte Costituzionale, che a maggio del 2009 ha rimosso molti dei limiti prima presenti all’applicazione in Italia delle tecniche di procreazione medica assististita.

    (Luglio 2009)

     

    Per saperne di più:

    European Society of Human Reproduction

    Comunicato stampa del Parlamento europeo sulle cure mediche transfrontaliere 

    Direttiva europea sulle cure mediche transfrontaliere 

    L'assistenza sanitaria all'estero sul portale della Commissione europea (IT)

     
     
     

     
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