Congedi di maternita', ancora disaccordi tra gli Stati membri
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    Spagna

    Congedi di maternita', ancora disaccordi tra gli Stati membri

    Discussioni ancora in alto mare al Consiglio dell'Unione europea (Occupazione e politiche sociali) riunitosi a Lussemburgo l'8 e 9 giugno scorsi, per le due proposte di direttiva che mirano a migliorare l'equilibrio tra vita familiare e vita lavorativa: quella sul miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, e quella sulla parità di trattamento fra uomini e donne che esercitano un'attività autonoma. Per entrambe vi sono ancora diversi punti di disaccordo in seno ai governi europei.

    Per il congedo di maternità, i punti spinosi riguardano la sua durata e la parte di congedo obbligatorio da accordare alle lavoratrici. Sulla prima questione, seppur una maggioranza di governi supporti la proposta della Commissione di un congedo di 18 settimane, circa un terzo delle delegazioni nazionali solleva dei dubbi sul fatto che questo sia dato soltanto alle madri e non venga allargato in generale ai genitori. 

    Altre ritengono questo periodo troppo esteso. Per cercare un compromesso, la Presidenza ceca dell’Ue ha proposto che gli Stati che vogliono un congedo più breve, possano riequilibrare con congedi di altro tipo. Un’altra proposta suggerisce di permettere congedi di minimo 14 settimane soltanto a condizione che la retribuzione per quel periodo sia uguale al 100% del salario, mentre congedi più estesi possono avere stipendi inferiori. Un approccio che però per certe delegazioni non è utile, in quanto non serve a definire standard europei minimi, vero obbiettivo della direttiva.

    La commissione Donne del Parlamento europeo su questo punto aveva proposto un congedo di 20 settimane, ma la direttiva non è stata mai discussa in aula grazie a una manovra ostruzionista del Partito popolare europeo (centro-destra), che ha respinto il dossier al mittente.

    Sulla questione del congedo obbligatorio post-parto, il Consiglio sembra tendere al mantenimento del minimo di due settimane dopo il parto, mentre la proposta originaria parla di sei settimane, punto su cui anche la commissione Donne del Parlamento europeo si era espressa a favore.

    IL compito di trovare un compromesso passerà presto alla Svezia, che avrà la prossima presidenza UE. Stoccolma ha già fatto sapere che il pacchetto è tra le sue priorità: un impegno garantito dalla tradizionale attenzione e dalla avanzata legislazione scandinava su questi temi. Nel gioco istituzionale, verrà anche tenuto in conto il recente accordo tra le parti sociali europee sulla riforma del congedo parentale.

    Per quanto riguarda il sostegno ai coniugi coadiuvanti (ovvero i coniugi, generalmente donne, che aiutano nell’azienda famigliare senza esserne dipendenti) e alle lavoratrici indipendenti, il punto più spinoso è la base legale della nuova direttiva, ovvero se deve rientrare nelle competenze della sicurezza sociale (con forte discrezionalità nazionale) oppure nell’uguaglianza di genere. Altro punto dubbio è la volontarietà di del congedo rispetto all’obbligatorietà esistente in certi Stati membri. Anche in questo caso, il nodo passerà alla Svezia, che dovrà tenere conto anche dell’opinione espressa dal Parlamento europeo.

    (Giugno 2009)

     

    Per saperne di più:

    Comunicato stampa del Consiglio (EN, FR)

    Proposta di modifica della direttiva 92/85 sulle lavoratrici gestanti, puerpere o in allattamento (EN, FR)

    Proposta di direttiva sulla parità di trattamento fra uomini e donne che esercitano un'attività autonoma (EN, FR

     

    Articolo dell'Osservatorio sui congedi di maternità (Maggio 2009)

     

     

     
     
     

     
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