Secondo uno studio pubblicato da Eurostat il 2 giugno 2009, nel 2006 i 27 paesi dell'Ue hanno dedicato in totale il 26,9% del loro PIL alla protezione sociale. Questo tasso era pari al 27,1% nel 2005 e nel 2004 e del 27,2% nel 2003.
Le percentuali di spesa più elevate sono in Francia (31,1%), Svezia (30,7%) e Belgio 30,1%), le più basse in Lettonia (12,2%), Estonia (12,4%), Lituania (13,2%) e Romania (14,0%). L'Italia si situa all'ottavo posto, con una spesa pari al 26,6%.
Queste divergenze riflettono differenze di tenori di vita, ma illustrano anche la diversità dei sistemi nazionali di protezione sociale e delle strutture demografiche, economiche, sociali ed istituzionali proprie di ogni paese.
Le pensioni di vecchiaia e di reversibilità rappresentano il 46% delle spese totali di protezione sociale, le prestazioni di malattia e di cure sanitarie il 29%, le prestazioni d'invalidità e quelle per la famiglia l'8% ciascuna, le prestazioni di disoccupazione il 6% e le prestazioni legate all'alloggio e all'esclusione sociale il 4%.
Il 38% della spesa per la protezione sociale proviene dalla fiscalità generale, il 59% dai contributi sociali e la restante parte è a carico dei beneficiari. I contributi sociali si distribuiscono tra quelli versati dai lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati (21% delle entrate totali) e quelli pagati dai datori di lavoro (38%).
(Giugno 2009)
Per saperne di più:
Rapporto Eurostat del 2 giugno 2009 (in inglese)  |