Il 25 maggio scorso il Consiglio dell'Ue ha adottato la direttiva che proibisce l'impiego di cittadini di paesi terzi in soggiorno irregolare e fissa norme minime comuni che riguardano le sanzioni e le misure applicabili negli Stati membri contro i datori di lavoro che infrangono questo divieto.
Le nuove norme sono destinate a porre fine agli abusi commessi dai datori di lavoro "poco scrupolosi" che concludono dei contratti di lavoro con persone in soggiorno irregolare .
La direttiva, che entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione sulla gazzetta ufficiale, obbliga i datori di lavoro a:
a) esigere che i cittadini di paesi terzi, prima di occupare il posto di lavoro, dispongano di un titolo di soggiorno valido;
b) tenere a disposizione delle autorità competenti degli Stati membri , almeno durante la durata del periodo d'occupazione, una copia del titolo di soggiorno in vista di un'eventuale ispezione;
c) notificare alle autorità competenti designate dagli Stati membri l'inizio del periodo di occupazione di un cittadino di paesi terzi entro un termine fissato da ogni Stato membro.
In caso di violazione delle nuove norme, il datore di lavoro è suscettibile di sanzioni finanziarie il cui l'importo aumenta in funzione del numero di cittadini di paesi terzi assunti illegalmente, oltre al pagamento delle eventuali spese di ritorno nei casi in cui una sia avviata una procedura di rimpatrio. Altre sanzioni potranno anche essere applicate contro i datori di lavoro, come l'esclusione dall'accesso a un eventuale finanziamento pubblico o dalle procedure d'aggiudicazione di appalti.
(Maggio 2009)
Per saperne di più:
Comunicato stampa del Consiglio UE (FR, EN) 
Testo della direttiva (FR, EN) 
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