Il 1 maggio 2009 è iniziata la terza e ultima fase delle disposizioni transitorie sulla libera circolazione dei lavoratori provenienti dagli otto Stati membri dell’Europa centrale e orientale che hanno aderito all’Ue nel 2004: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Ungheria.
Belgio e Danimarca hanno deciso di aprire i loro mercati del lavoro, mentre ormai soltanto Germania e Austria continueranno ad applicare le norme restrittive fino al 30 aprile 2011.
Il Regno Unito continua ad applicare il suo programma di registrazione dei lavoratori (Worker Registration Scheme), mentre la Danimarca aprirà il suo mercato del lavoro anche ai lavoratori bulgari e rumeni, il cui ingresso nell’Ue è avvenuto nel 2007.
Le disposizioni restrittive possono essere applicate per un massimo di sette anni a partire dal maggio 2004, quando avvenne il più grande allargamento dell’UE. A meno che uno Stato membro non avesse comunicato alla Commissione serie turbolenze e minacce del suo mercato del lavoro derivanti dal flusso di questi lavoratori, le misure transitorie dovevano però terminare il 30 aprile 2009 e quindi essere applicata la normativa comunitaria sulla libera circolazione dei lavoratori.
In questi giorni la Commissione europea ha anche pubblicato un rapporto che fa il punto sull’impatto economico e occupazionale della mobilità dei lavoratori dell’Est Europa in questi cinque anni di allargamento. Il rapporto conferma i benefici in termini di crescita economica rilevati sia nei Paesi di provenienza sia in quelli di destinazione dei lavoratori.
Analizzando l’impatto a livello regionale e nazionale della mobilità lavorativa sui mercati del lavoro, sui dati macroeconomici, sulle finanze pubbliche e sul capitale umano, il Rapporto evidenzia come la mobilità dei lavoratori non abbia pesato in modo sproporzionato sui sistemi di welfare dei principali Paesi riceventi e non abbia assolutamente creato disturbi rilevanti ai mercati del lavoro degli Stati membri.
Al contrario, dal 2004 al 2007 la mobilità aggiuntiva creata dall’allargamento ha prodotto una crescita del PIL complessivo dell’Unione europea pari a +0,2% a lungo termine (24 miliardi di euro). E i risultati economici potrebbero essere migliori, se i migranti del Paesi dell’Est non fossero sottoutilizzati: la maggioranza di questi lavoratori è infatti occupata in settori che richiedono qualifiche molto più basse di quelle effettivamente in loro possesso.
(Maggio 2009)
Per saperne di più :
Allargamento dell’Ue: disposizioni transitorie (IT)
Rapporto sulla mobilità in Europa nel contesto dell’allargamento (EN)
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