L'industria canadese si sfrega le mani: l'UE riapre le porte all'amianto
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    L'industria canadese si sfrega le mani: l'UE riapre le porte all'amianto

    Responsabile ogni anno di 100.000 decessi nel mondo, l'amianto è ufficialmente vietato nell'Unione europea dal 2005. Tuttavia l'industria dell’amianto crisotilo ha ricevuto un’inaspettata buona notizia: l’UE renderà “più elastiche” le norme che disciplinano l'utilizzo di questa sostanza nociva su tutto il territorio dell’UE.

    Senza troppo clamore, infatti, il 20 febbraio scorso la Commissione europea ha fatto approvare agli Stati membri il suo progetto di testo del nuovo allegato XVII del regolamento sui prodotti chimici REACH, in cui si mantiene la possibilità d'utilizzare diaframmi contenenti fibre di crisotilo negli impianti d'elettrolisi. 

    I governi francesi, belgi, olandesi ed italiani avevano proposto di fissare perlomeno un termine preciso per il divieto completo di amianto in Europa, ma la posizione della Commissione europea ha finito purtroppo per prevalere.

    Questa deroga, riguardante sei fabbriche del settore chimico che già utilizzavano diaframmi ad amianto in Germania, Polonia, Svezia e Bulgaria, è stata accordata senza limiti di tempo, quando altre imprese europee del medesimo settore utilizzano già da tempo processi industriali alternativi, ossia senza amianto. Del resto, anche il principale attore industriale che si oppone all’abbandono dei diaframmi ad amianto in Europa, la società americana Dow Chemicals, sta già preparando da tempo l’abolizione totale dell’amianto crisolito nelle sue fabbriche situate negli Stati Uniti.

    Secondo la Confederazione europea dei sindacati, che si era più volte pronunciata contro la prosecuzione delle importazioni d'amianto e di articoli contenenti questa sostanza, la posizione seguita dalla Commissione non è coerente con la quella sostenuta a livello internazionale dall'UE, di arrivare ad un divieto mondiale e generale di tutte le sostanze contenenti amianto. Al contrario, enzi, essa è frutto del formidabile lavoro di pressione della lobby dell’amianto, guidata a livello mondiale dall’industria canadese, secondo paese al mondo produttore di amianto dopo la Russia.

    La buona apertura della Commissione europea dimostra che i nostri passi iniziano a portare frutti” ha dichiarato infatti ieri il deputato canadese e presidente dell’Assemblea nazionale Yvon Vallières, che s'è affrettato a trasmettere la “buona notizia” al giornale del Quebec Tribune. Contemporaneamente il Presidente canadese del movimento pro-crisolito, Serge Boislard, ha dal suo canto ricordato che “già alcuni anni fa gli americani avevano tentato di bandire completamento l'amianto, ma hanno dovuto anche loro ravvedersi per soddisfare le necessità della NASA”.

    Mentre le lobby si sfregano le mani, le associazioni delle vittime ed i sindacati vogliono ancora sperare che la ragione finirà per prevalere. La palla è ormai nel campo del Parlamento europeo che ha sei mesi per reagire o ratificare questa decisione. Questa “elasticità del divieto” di utilizzo dell’amianto sarà infatti definitivamente ratificata tra sei mesi se il Parlamento europeo non eserciterà il suo diritto di veto.

    Già con la direttiva del 1999 (1999/77/CE), che ha proibito l’uso dell’amianto dal 1 gennaio 2005, l’UE aveva concesso agli industriali di cessare alcune produzioni a base di amianto entro il 2008 (vedi Dossier dell'Osservatorio). 

    Tale deroga riguardava gli impianti che utilizzano cellule d’elettrolisi: un processo industriale utilizzato soprattutto dall’industria del cloro, che ricorre a diaframmi contenenti per l’appunto amianto. Quest’esenzione avrebbe dovuto cessare entro il 2008, ma secondo la Commissione europea esisterebbero le ragioni tecniche ed economiche per mantenerla in vigore anche dopo questa data.

    Dopo l'adozione di REACH, il regolamento sulle sostanze chimiche, la Commissione è andata più lontano ancora, inserendo nel testo del regolamento (allegato XVII) una seconda clausola di deroga che permetterebbe l'immissione sul mercato e l'uso di prodotti che contengono l'amianto a condizione che "siano stati prodotti prima del 2005".

    "Questa seconda deroga è redatta in termini vaghi e confusi - denuncia l'Istituto sindacale europeo - e apre le porte a interpretazioni divergenti e pericolose".

    Queste due proposte di modifica erano state presentate agli Stati membri già il 17 dicembre. La Commissione sperava di raccogliere la loro approvazione affinché il testo potesse entrare in vigore nel giugno 2009. Al termine della riunione del 17 dicembre, la Commissione ha però rinunciato ad organizzare un voto, avendo capito che la sua proposta avrebbe incontrato la resistenza di diversi Stati membri, tra cui Italia, Francia, Belgio e Paesi Bassi.

    (Marzo 2009)

     

    Per saperne di più:

    Dossier dell'Osservatorio del settembre 2009: "Amianto, a che punto siamo?

    Articolo dell'Osservatorio di gennaio 2009: Amianto, la Commissione europea ci riprova 

    Comunicato stampa dell'Istituto sindacale europeo (EN, FR)

     

     

     

     

     
     
     

     
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