Il 17 dicembre 2008 il Parlamento europeo ha approvato la revisione della direttiva sull’orario di lavoro, adottando a larga maggioranza una serie di emendamenti che respingono l’impostazione del Consiglio, in particolare sul tetto massimo di ore lavorative, che non potranno quindi superare le 48 settimanali.
L’Europarlamento ha quindi bocciato la possibilità di ricorrere alla deroga denominata «opt-out» che consente, a certe condizioni, di non rispettare la limitazione di 48 ore lavorative settimanali. Tale clausola era stata ottenuta a suo tempo dal Regno Unito ed è attualmente applicata in 15 Stati membri dell’UE: Bulgaria, Cipro, Estonia, Malta e Regno Unito consentono l’opt-out in tutti i settori, mentre Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna lo consentono solo nei settori in cui vi è un esteso ricorso ai periodi di guardia.
Il voto del Parlamento europeo è stato preceduto da un'importante manifestazione sindacale a Strasburgo. Il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (CES), John Monks, ha dichiarato: "Con questa decisione molto incoraggiante del Parlamento europeo si conclude un'ottima settimana per tutti i lavoratori dell'Unione europea, durante la quale abbiamo ottenuto l'uguaglianza per i lavoratori precari e il rafforzamento dei Comitati aziendali europei, che aiuterà i lavoratori ad attraversare la recessione. Con il voto del parlamento europeo abbiamo superato le manovre che permettono ai datori di lavoro d'imporre ore di lavoro eccessive. La situazione economica è ovviamente molto preoccupante, ma queste tre iniziative hanno dimostrato che l'Europa sociale va bene ed è viva. Siamo riconoscenti a tutti coloro che ci hanno aiutati in questa lotta. L'Euro-manifestazione, che ha raccolto 15.000 sindicalisti a Strasburgo, ha dato uno slancio alla nostra campagna ed ha contribuito a persuadere i parlamentari europei a prendere la buona decisione".
Oltre a respingere l’opt-out, limitando a un massimo di 48 ore la durata media settimanale di lavoro in tutti gli Stati membri, il Parlamento europeo ha accolto anche la richiesta dei sindacati di considerare come orario di lavoro anche i periodi di guardia "inattivi", ammettendo però che siano calcolati in modo specifico ai fini dell’osservanza del massimale settimanale.
La direttiva 2003/88 del 4 novembre 2003 relativa ad alcuni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro è infatti da tempo duramente contestata dal sindacato europeo, poiché nella sua attuale versione non garantisce ai lavoratori un riposo espressamente dedicato alla vita di famiglia. Secondo quest’accezione, si considerano ad esempio come "tempo di riposo" anche i periodi di reperibilità, durante i quali il dipendente pur essendo a disposizione dell’azienda non è obbligato essere fisicamente presente sul luogo di lavoro. Ora dovrà essere convocato il Comitato di conciliazione con l’incarico di trovare un accordo tra Parlamento e Consiglio.
Alla riunione informale dei ministri europei dell'occupazione e degli affari sociali, che si è tenuta a Luhačovice il 23-24 gennaio 2009, la Presidenza ceca ha annunciato la sua volontà di ottenere un accordo con il Parlamento europeo nella procedura di conciliazione. Tuttavia la procedura si annuncia difficile e i pareri degli Stati membri sugli emendamenti del Parlamento europeo divergono in molti aspetti, in particolare nei settori delle cure sanitarie, dei trasporti e della protezione anti-incendio.
(Gennaio 2009)
Per saperne di più:
Direttiva 2003/88 del 4 novembre 2003
(IT)
Testo adotatto dal Parlamento europeo (IT)
Comunicato stampa del Parlamento europeo (IT)
Posizione della CES sulla direttiva "tempo di lavoro" (EN, FR)













