Il 27 novembre la Commissione ha inviato "pareri motivati" a sei paesi sollecitandoli ad attuare appieno la normativa dell'UE che proibisce la discriminazione tra uomini e donne nell'accesso al lavoro e nell'occupazione (direttiva 2002/73/CE).
L'Austria, la Lituania, la Slovenia, l'Ungheria, l'Italia e Malta hanno due mesi di tempo per rispondere. In caso di mancata risposta, o se la loro risposta fosse insoddisfacente, la Commissione può decidere di adire la Corte di giustizia europea. Questo è il secondo passo della procedura d'infrazione.
Tra i principali problemi riscontrati vi sono le definizioni di discriminazione diretta e indiretta, il diritto delle donne a un congedo di maternità e il funzionamento degli organismi preposti ad assicurare la parità.
All'inizio di quest'anno la Commissione ha inviato lettere di costituzione in mora a 22 Stati membri (Austria, Cipro, Repubblica ceca, Germania, Danimarca, Estonia, Grecia, Finlandia, Francia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lituania, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Svezia, Slovenia, Slovacchia e Regno Unito). Le procedure contro Cipro e la Grecia sono già state archiviate.
Dopo aver analizzato le risposte degli Stati membri la Commissione ha riscontrato che Austria, Lituania, Slovenia, Ungheria, Italia e Malta non avevano attuato correttamente la direttiva. Dei pareri motivati analoghi sono stati inviati alla Finlandia e all'Estonia nel giugno 2008. Le analisi sono ancora in corso per quanto concerne gli altri Stati membri.
(Novembre 2008)
Per saperne di più:
Direttiva 2002/73/CE sulla parità tra uomini e donne  |