La libera circolazione dei lavoratori è un vantaggio per l’Europa
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Venerdì 18 Maggio 2012 09:18
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    Cambiamento demografico: Parere della FERPA

    La libera circolazione dei lavoratori è un vantaggio per l’Europa

    Una relazione della Commissione europea indica che la libera circolazione dei lavoratori dei paesi che hanno aderito all’UE nel 2004 e nel 2007 ha avuto un impatto positivo sull’economia degli Stati membri, poiché ha dato un contributo significativo alla crescita economica, senza penalizzare in modo significativo i lavoratori locali e senza determinare un dumping salariale.

    Sia per l’UE nel suo insieme, sia per la maggior parte dei suoi Stati membri i flussi di manodopera sono stati limitati rispetto alle dimensioni dei mercati del lavoro e agli afflussi da paesi terzi.

    La relazione della Commissione europea rileva che, nell'insieme, i lavoratori mobili di Bulgaria e Romania (UE-2) e degli 8 paesi che hanno aderito nel 2004 (UE-8) hanno permesso di risolvere carenze di manodopera, senza oneri eccessivi per i sistemi di welfare.

    Anche se in certi settori specifici vi sono stati problemi temporanei di adattamento, vi sono ben poche prove del fatto che i lavoratori dei nuovi Stati membri abbiano preso il posto dei lavoratori locali o abbiano comportato una riduzione dei salari, persino nei paesi in cui gli afflussi sono stati maggiori.

    Le statistiche della popolazione degli Stati membri e i dati dell’indagine sulla forza lavoro indicano che la percentuale media della popolazione proveniente dai paesi UE-8 e che risiedono nell’UE-15 è passata dallo 0,2% nel 2003 allo 0,5% alla fine del 2007.

    Nello stesso periodo, la percentuale di cittadini bulgari e romeni che vivono nell’UE-15 è passata dallo 0,2% allo 0,5%.

    La maggior parte dei lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri che hanno aderito all’UE nel 2004 – essenzialmente polacchi, lituani e slovacchi – si è recata in Irlanda e nel Regno Unito.

    Per quanto riguarda i lavoratori rumeni e bulgari, il principale paese di destinazione è stata la Spagna, che ha accolto più del 50% dei cittadini rumeni o bulgari trasferitisi di recente. L'Italia è al secondo posto tra i paesi di accoglienza dei cittadini rumeni (circa il 25%).

    Attualmente 10 Stati membri hanno aperto completamente i loro mercati del lavoro, mentre gli altri applicano restrizioni nei confronti dei lavoratori provenienti dalla Bulgaria e dalla Romania. 7 Stati membri hanno introdotto delle semplificazioni: procedure accelerate (Austria, Belgio, Lussemburgo), procedure di rilascio dei permessi di lavoro senza esame della situazione del mercato interno (Austria, Francia, Ungheria, Germania), deroghe all'obbligo di ottenere un permesso di lavoro per l'esercizio di una professione in determinati settori e in determinate condizioni (Danimarca, Ungheria, Italia).

    Tuttavia, fatta eccezione per l’Irlanda, i flussi post-allargamento dai nuovi ai vecchi Stati membri sono stati chiaramente surclassati da recenti flussi migratori di cittadini di paesi terzi. I dati mostrano anche che molti lavoratori si spostano in un altro Stato membro su base temporanea ma non intendono rimanervi in permanenza.


    UE-15 (Paesi dell'UE prima del 1° maggio 2004):
    Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi bassi, Portogallo, Regno unito, Spagna, Svezia


    UE-8 (Paesi che hanno aderito all'UE nel 2004):
    Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica ceca, Repubblica slovacca, Slovenia, Ungheria


    UE-2 (Paesi che hanno aderito all'UE nel 2007):
    Bulgaria e Romania



    (Novembre 2008)

     

    Per saperne di più:

    Rapporto sulla libera circolazione dei lavoratori del 18/11/2008  (IT)

     

     
     
     

     
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