Nell’ottobre del 2006 abbiamo pubblicato un dossier sui diritti pensionistici delle donne in Europa il cui titolo, piuttosto esplicito, era Quando a svantaggio si somma svantaggio.
Due anni dopo torniamo sul medesimo argomento, che resta di scottante attualità, con un nuovo Dossier sulle pensioni delle donne in Europa, basato su dati più completi e aggiornati, riguardanti sia l'Unione europea sia l'area OCSE.
La parità tra uomini e donne è infatti un valore fondamentale per l’Unione europea. Tuttavia, per una serie di ragioni sociali e culturali, la partecipazione delle donne alla vita professionale attiva resta più breve e frammentata rispetto a quella degli uomini, con una serie di effetti negativi importanti sulle loro future pensioni: periodi contributivi più brevi, difficile accesso alle posizioni dirigenziali, retribuzioni più basse.
Dopo una carriera professionale difficile e frammentata, le donne devono inoltre fare i conti con delle legislazioni sociali che le penalizzano ancora rispetto agli uomini. Ad esempio, una pensione vale in media il 54% dell'ultimo salario se il pensionato è un uomo e il 50% se si tratta di una donna. In Italia la differenza è ancora maggiore: 64% per gli uomini e 46% per le donne.
A quest’insieme di fattori discriminanti s’aggiunge infine un ultimo svantaggio, legato alla maggiore longevità delle donne: la solitudine. Circa 17,5 milioni di donne ultra 75enni vivono infatti sole e molte di loro sono a rischio di povertà.
(Giugno 2008)
Le pensioni delle donne in Europa (giugno 2008) 
Quando a svantaggio si somma svantaggio (marzo 2006)  |