La Commissione europea ha presentato due studi indipendenti che mostrano come gli attuali regimi di pensione complementare impediscano di fatto il pieno e libero esercizio della mobilità dei lavoratori in Europa.
Le conclusioni di entrambi gli studi affermano che è necessaria un’azione europea per migliorare l’accesso dei lavoratori ai regimi di pensione complementare quando cambiano lavoro o quando cercano lavoro in un altro Stato membro.
Il primo studio, realizzato da Hewitt Associates, analizza le regole dei principali organismi di previdenza complementare di 9 stati membri e le loro pratiche comuni in materia di acquisizione, mantenimento e trasferimento dei diritti a pensione complementare. Ad esempio, anche se la maggior parte dei regimi previdenziali non prevede alcun periodo d’acquisizione (lasso di tempo prima del quale il lavoratore non può iniziare ad accumulare diritti a pensione), lo studio sottolinea il fatto che il 32% dei regimi a prestazione definita esigono ancora che il lavoratore versi contributi per 2 anni prima di maturare un diritto ad una prestazione complementare al momento della pensione. Lo studio mostra anche che il 25% circa dei regimi previdenziali di questo tipo non permettono alcuna rivalutazione dei “diritti dormienti” per un lavoratore che cambi occupazione: di fatto, questi diritti vengono congelati fino al momento della pensione.
Il secondo studio, realizzato dall’Università Cattolica di Lovanio (Belgio), consiste in un’analisi di dati dell’istituto di sondaggi della Commissione europea Eurobarometro riguardanti differenti aspetti della mobilità professionale nei diversi stati membri: la durata dell’occupazione, il lasso di tempo entro il quale un lavoratore prevede di cambiare lavoro, la durata complessiva delle carriere, ecc. I risultati mostrano che il 40% circa dei lavoratori europei cambiano lavoro in media ogni 5 anni e come molti di questi siano sfavoriti dalle regole dei diversi regimi di previdenza complementare esistenti in Europa, e talvolta anche all’interno di un medesimo paese. Le cifre mostrano anche il legame esistente tra la propensione alla mobilità e le regole di funzionamento dei regimi di previdenza complementare, per cui la prima è generalmente più bassa in quei paesi dove i periodi di acquisizione sono più lunghi, e viceversa.
(febbraio 2008)
Per saperne di più:
Comunicato stampa della Commissione europea (EN, FR, DE)
Studio della Hevitt Associates (EN)
Studio dell’Università di Lovanio (EN)
Sintesi dei risultati (EN)
Iter legislativo della proposta di direttiva sulle pensioni complementari (IT)
La trasferibilità delle pensioni sul sito della Commissione (EN, FR, DE) |