Colmare il divario tra le retribuzioni degli uomini e quelle delle donne
Cerca nel sito
 
Venerdì 18 Maggio 2012 08:32
I TUOI DIRITTI IN...
PROGETTO TESSE
ARCHIVIO   
APPROFONDIMENTI
GIURISPRUDENZA
LEGISLAZIONE
DOCUMENTI
NUMERI
PUBBLICAZIONI
OPPORTUNITÀ
COLLEGAMENTI
CHI SIAMO
  •  
  •  
    User ID
    Password
       
    Nuovo Utente?
    Password dimenticata
  •  
      homepage
    Nuove Linee direttrici integrate per la crescita e l'occupazione 2005-2008

    Colmare il divario tra le retribuzioni degli uomini e quelle delle donne

    Cinquanta anni dopo l'affermazione del principio della parità di trattamento nel primo Trattato europeo, vi è ancora uno scarto importante tra le retribuzioni degli uomini e quelle delle donne.

     

    Nell’intera economia dell’UE le donne continuano infatti a guadagnare mediamente il 15% in meno degli uomini. Un recente rapporto della Commissione europea, pubblicato il 18 luglio 2007, mostra come questo scarto sia praticamente rimasto immutato negli ultimi 10 anni.

     

    La disparità retributiva tra i sessi è la differenza tra la retribuzione media oraria delle donne e quella degli uomini, prima delle imposte, nell’insieme dell’economia. Essa riflette le discriminazioni e le disuguaglianze attualmente esistenti sul mercato del lavoro e che, in pratica, colpiscono soprattutto le donne.

     

    In media le ragazze hanno risultati migliori a scuola e il numero delle donne che accede al mercato del lavoro con un titolo universitario è superiore a quello degli uomini, eppure lo scarto retributivo del 15% continua ad esistere.

     

    La disparità retributiva è una questione complessa che ha molteplici cause. Talvolta si tratta di pura e semplice discriminazione. Spesso però le cause restano nascoste: molte donne svolgono attività non retribuite (si pensi ai lavori casalinghi e all’assistenza di persone a carico); molte lavorano a tempo parziale e, spesso, i settori ad alta femminilizzazione sono anche quelli peggio retribuiti.

     

    La disparità retributiva tra i sessi va ben oltre la questione di una parità salariale a parità di lavoro. Una della cause principali è il modo in cui vengono valutate le competenze delle donne rispetto a quelle degli uomini. Mansioni che richiedono qualifiche simili tendono a essere remunerate meno se svolte in prevalenza da donne piuttosto che da uomini. Così, ad esempio, le bambinaie guadagnano in media meno dei meccanici, le cassiere dei supermercati meno dei magazzinieri, le infermiere meno dei poliziotti.

     

    Il divario tra le retribuzioni riflette inoltre altre disuguaglianze sul mercato del lavoro che colpiscono soprattutto le donne, come la difficoltà di conciliare attività lavorativa e vita privata. Le donne ricorrono maggiormente a lavori a tempo parziale, interrompono più spesso la carriera, con impatti negativi sullo sviluppo professionale e sulla loro futura pensione, sono sfavorite quando si tratta di ottenere posti direttivi, incontrano più ostacoli e maggiori resistenze nello sviluppo della carriera.

     

    Dalle statistiche emerge anche che lo scarto tra le remunerazioni aumenta al crescere dell’età, del livello d’istruzione e degli anni di servizio: le differenze salariali superano il 30% tra i 50 e i 59 anni, pur essendo del 7% nella fascia d’età fino a 30 anni; Superano il 30% per chi è in possesso di un diploma universitario ma sono del 13% per chi possiede un diploma di scuola media inferiore; per chi abbi lavorato più di 30 anni al servizio della stessa impresa raggiungono il 32%, ma sono del 10% inferiori (22%) per chi abbia lavorato in una impresa per 1-5 anni.

     

    Per affrontare la questione, la Commissione europea individua 4 campi d’intervento:

    •  applicare meglio l’attuale legislazione e analizzare in che modo adeguarla, anche attraverso iniziative di sensibilizzazione;
    • fare della lotta al divario tra le retribuzioni una parte integrante delle politiche a favore dell’occupazione degli Stati membri;
    • promuovere la parità salariale fra i datori di lavoro, soprattutto grazie a iniziative che stimolino la responsabilità sociale delle imprese;
    • sostenere lo scambio di pratiche esemplari nell’intera UE e interessare le parti sociali.

    I sindacati europei hanno accolto con favore la comunicazione della Commissione, anche se avrebbero preferito misure più concrete e dirette, volte ad esempio ad assicurare una maggiore protezione nei confronti delle donne in quei rami del mercato del lavoro non coperti dalle contrattazioni colelttive.

     

    (luglio 2007)

     

     

    Per ulteriori informazioni:

     

    Comunicazione della Commissione sulla lotta alle differenze salariali tra uomini e donne: inglese e francese

     

    Comunicato della Confederazione europea dei sindacati

     

    Politica delle pari opportunità nellUE

     

    Studio su "Il divario retributivo tra i sessi: origini e risposte della politica"

     

    Anno europeo delle pari opportunità per tutti

     

    Fourth European Working conditions survey

     

     Dossier dell'Osservatorio su donne e le pensioni in Europa

     
     
     

     
    Rue de la Loi 26/20 - 1040 Bruxelles Tel. +32 2 2335432
     

    Copyright © 2005 www.osservatorioinca.org - Tutti i diritti riservati - powered by creasiti.com mappa del sito