Rapporto OCSE 2007 sulle pensioni
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    Rapporto OCSE 2007 sulle pensioni

    Il Rapporto OCSE 2007 Pensions at a Glance esamina, attraverso una serie di indicatori comparativi,  le prospettive dei diritti individuali alle prestazioni pensionistiche previsti nell’insieme dei 30 Paesi membri dell’OCSE.

    Clicca qui per scaricare il dossier a cura dell'Osservatorio.


    Il rapporto inizia con la presentazione dei diversi schemi e offre un quadro riepilogativo dei parametri e delle regole dei sistemi pensionistici. Continua con la disamina di otto principali indicatori del reddito pensionistico, calcolati con i modelli adottati da tutti i paesi OCSE.

    Comprende inoltre due sezioni più specifiche che analizzano le riforme dei sistemi pensionistici e le pensioni private.

    Infine, il rapporto fornisce una documentazione dettagliata sulle disposizioni adottate in materia di reddito pensionistico da ciascuno dei 30 Paesi dell’OCSE.

    Per i salari medi, nei Paesi dell’OCSE il tasso medio di sostituzione lordo, ossia il rapporto fra le prestazioni pensionistiche e la retribuzione pre-pensionistico, sulla base delle pensioni obbligatorie è del 58,7%. Ma le tasse svolgono un ruolo importante nel sostegno delle persone anziane. I pensionati spesso non pagano i contributi di sicurezza sociale e la loro imposizione sul reddito è progressiva. Generalmente, essi pagano meno tasse dato che le pensioni che percepiscono sono abitualmente inferiori al reddito che percepivano prima del pensionamento.

    Il tasso medio di sostituzione netto è pari a quasi il 70% per i salari medi (quindi superiore di quasi 11 punti percentuali rispetto al tasso di sostituzione lordo). Per i bassi salari, il tasso medio di sostituzione netto nei Paesi dell’OCSE è dell’83%.

    Si riscontrano tuttavia differenze regionali importanti. I Paesi nordici prevedono un tasso di sostituzione netto del 95% per i lavoratori basato sulla metà dei salari medi percepiti, mentre nei Paesi anglofoni dell’OCSE il tasso di sostituzione è del 76% rispetto ai salari netti percepiti prima del pensionamento.

    Tuttavia, quello che conta per i governi, non è solo il tasso di sostituzione ma anche il valore dell’insieme della promessa di pensione. Questo aspetto è misurato da un indicatore della ricchezza pensionistica accumulata dai lavoratori che tiene conto della speranza di vita e della indicizzazione delle pensioni da pagare. Con l’uso di tale indicatore, la promessa di pensione è più elevata nel Lussemburgo, dove in media ogni uomo pensionato riceverà l’equivalente di 920 000 dollari e ogni donna pensionata oltre 1 milione di dollari.

    Secondo la stessa base di calcolo, i Paesi Bassi e la Grecia sono rispettivamente al secondo posto e al terzo posto nella classifica. I sistemi di pensione più modesti sono quelli del Belgio, dell’Irlanda, del Giappone, del Regno Unito e degli Stati Uniti dove la ricchezza pensionistica è di circa due terzi rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE. Il Messico occupa la posizione più bassa nella classifica, gli uomini e le donne hanno una promessa di pensione rispettivamente dell’ordine di 34.000 e 32.000 US dollari.

    Dal 1990, quasi tutti i 30 Paesi dell’OCSE hanno modificato almeno in parte i loro sistemi pensionistici. Conseguentemente, la media della promessa di pensione in 16 paesi – di cui il presente rapporto ha esaminato le riforme – è stata tagliata del 22%. Per le donne il taglio è stato del 25%. Solo in due dei 16 paesi esaminati – l’Ungheria e il Regno Unito – si è riscontrato un aumento delle promesse di pensioni rispetto alla media.

    Quali saranno le ripercussioni di tali cambiamenti per i diversi singoli lavoratori? Alcuni paesi – come la Francia, il Portogallo e il Regno Unito – stanno adottando un politica di pensioni statali più favorevoli per i bassi salari, rafforzando così la rete di protezione sociale. Altri paesi, come la Polonia e la Repubblica Slovacca hanno deciso di rafforzare la correlazione fra livello di reddito pensionistico e salario. Tale iniziativa potrebbe esporre le persone che percepiscono un basso salario a un elevato rischio di povertà.

    In Germania, in Giappone, nel Messico, in Polonia e nella Repubblica Slovacca, ad esempio, prima della riforma, i diritti alle prestazioni pensionistiche per una vita lavorativa senza interruzioni, computati sulla base della metà dei salari medi, erano del 40% rispetto alle retribuzioni medie, aliquota lievemente inferiore alla media complessiva dell’OCSE. Le riforme diminuiranno tali diritti fino a una percentuale di appena il 32,5% rispetto ai salari medi.

    All’opposto, nelle loro riforme pensionistiche la Finlandia, la Francia, l’Ungheria, la Corea, la Nuova Zelanda e il Regno Unito hanno previsto di proteggere i lavoratori con un basso reddito e di non diminuire i loro diritti di prestazione pensionistica.


    Quanto all'Italia, secondo l'OCSE il nostro è il paese che spende di più per le pensioni: 13,9% del PIL contro una media dei paesi OCSE del 7,7% (dati 2003). Per fare un confronto, Francia, Germania e Svezia spendono tra il 10% e il 12% del PIL, Spagna e Giappone attorno al 8-9%, USA e Regno Unito attorno al 6%.

    L'Italia è inoltre uno dei paesi che più hanno aumentato la spesa pensionistica tra il 1990 e il 2003, situandosi al quarto posto dopo Giappone, Polonia e Portogallo.
    Altro dato importante, l'Italia è il paese con il più alto tasso di contribuzione: 33% in totale, sommando i contributi a carico del lavoratore e quelli a carico del datore di lavoro, contro una media OCSE del 20%.

    Lo studio dell'OCSE rileva infine come le riforme dell'ultimo decennio abbiano fortemente ridotto in Italia le prestazioni pensionistiche. Il tasso di sostituzione (ovvero il rapporto tra la pensione maturata e l’ultima retribuzione) è infatti passato dal 90% di prima delle riforme all'attuale 67,9%. esso resta tuttavia ancora superiore alla media OCSE (54%).

    (giugno 2007)


    Tasso di sostituzione in 10 paesi dell'OCSE
    calcolato al 50%, 100% e 150% del salario medio

     

    50%

    100%

    150%

    Francia

    61.4

    59.6

    54.1

    Germania

    38.6

    35.5

    35.5

    Giappone

    45.5

    32.1

    27.6

    Paesi Bassi

    78.6

    76.3

    75.5

    Portogallo

    70.4

    54.1

    53.4

    Spagna

    81.2

    81.2

    81.2

    Svezia

    75.9

    57.2

    60.6

    Regno Unito

    51.9

    29.1

    21.2

    USA

    55.2

    41.2

    36.5

    Italia prima della riforma

    90.0

    90.0

    90.0

    Italia dopo la riforma

    67.9

    67.9

    67.9

    Media OCSE

    69.2

    54.1

    49.2

    Tasso lordo di sostituzione della pensione obbligatoria in alcuni paesi OCSE

    prima e dopo la riforma delle pensioni

    (con riferimento ai salari medi degli uomini)

     

     

    Prima della riforma

    Dopo la riforma

    Austria

    90,0

    80,1

    Finlandia

    66,3

    63,4

    Francia

    64,7

    51,2

    Germania

    48,7

    39,9

    Ungheria

    57,7

    76,9

    Italia

    90,0

    67,9

    Giappone

    40,7

    34,4

    Corea

    69,3

    66,8

    Messico

    72,5

    35,8

    Nuova Zelanda

    39,7

    39,7

    Polonia

    62,2

    61,2

    Portogallo

    90,1

    54,1

    Rep. Slovacca

    59,5

    56,7

    Svezia

    78,9

    62,1

    Turchia

    107,6

    72,5

    United Kingdom

    30,8

    30,8

     

    (con riferimento ai salari medi delle donne, ove diverso)

    Austria

    80,0

    80,1

    Ungheria

    52,7

    76,9

    Italia

    80,0

    52,8

    Messico

    72,5

    29,7

    Polonia

    57,3

    44,5

    Turchia

    102,8

    72,5

     


    © OECD 2007
    Pensions at a Glance - Public Policies across OECD Countries
    2007 Edition
    (Una sintesi in italiano è disponibile gratuitamente sul sito
    www.oecd.org/bookshop)

    Rapporto_OCSE_2007.pdf

     
     
     

     
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