Il reddito minimo deve diventare un diritto sociale dell'Unione europea
Il reddito minimo (da non confondere con il salario minimo) è un diritto universale, non legato a una posizione lavorativa o contributiva, che permette a chi non è in grado di provvedere a se stesso di avere una vita decorosa.
A partire dal 1992, ovvero dal momento in cui il Consiglio Europeo ha adottato la Raccomandazione 92/441/CEE, la Commissione europea ha cercato di seguire lo sviluppo del processo di attuazione dei sistemi di reddito minimo.
Con tale Raccomandazione il Consiglio europeo stabilì criteri comuni, anche se molto generici, in relazione a “risorse e prestazioni sufficienti nei sistemi di protezione sociale”. Agli Stati membri fu chiesto di riconoscere, nell'ambito di un piano di lotta contro l'esclusione sociale, il diritto fondamentale d'ogni individuo a vivere in conformità alla dignità umana; di dare accesso a tale diritto senza limiti temporali e di stabilire una quantità di risorse sufficienti in tale proposito.
Nel 1999 la Commissione presentò un rapporto sull'implementazione della Raccomandazione.
Tuttavia, ancora oggi In Europa non c'è uniformità a questo riguardo: il principio base può essere lo stesso, ma le applicazioni risultano molto diverse.
Una serie di tabelle, allegate al nostro dossier d'approfondimento, mostrano come le misure di garanzia del reddito minimo sono applicate nei diversi paesi dell'UE, fatta eccezione per Grecia e Ungheria dove tale dispositivo non esiste.